05 luglio 2022

Un'Alba di libri dalla Grecia – consigli di lettura

Titolo: Alba
Autore: Thomas Tsalapatis

Traduzione di: Viviana Sebastio

Editore: MaMa edizioni (Produzione editoriale XY.IT)

Anno: 2022

Pagine: 64


Titolo originale: Άλμπα

Editore greco: Εκάτη





Ritornano gli annunci che segnalano le recenti pubblicazioni di letteratura neogreca in traduzione italiana.


Esordisco con un libro del cuore, di cui ho curato la traduzione. Si tratta di Alba, poesie e prose di Thomas Tsalapatis

Alba-Άλμπα, è proprio questo il titolo originale, in greco non ha significato, è soltanto un suono sul quale il poeta ha edificato la sua città e nel quale ha visto prender forma una ragazza. 

Il lettore italiano dovrebbe, quindi, svestirsi dei significati e significanti che accompagnano la sua "Alba" per ricucirsene di nuovi nel territorio plasmato da Thomas Tsalapatis.


“Alba” è edito da MaMa edizioni (Produzione editoriale XY) ed è stato presentato al Salone del libro di Torino e al BA Book festival, in presenza dell’autore. L’introduzione è a cura di Davide Rondoni.


"C’è una tensione costante nella scrittura di Thomas Tsalapatis. Una tensione che ritroviamo anche in questo libro, nel quale, come già per L’alba è un massacro signor Krak, l’autore ricorre alla forma breve, quasi a sfidare le stesse leggi gravitazionali della poesia e del racconto, con l’obiettivo di trascenderle entrambe per restituire il senso di un lavoro atto a sottrarre. A sgravare peso all’esistente, affinché possa magari lievitare", scrive Gianluca Minotti


E per Donato Di Stasi "potremmo definire queste pagine poema d’amore e poema del nostos, narrazione metafisica e racconto paradossale, antropologia dello sguardo e notazione oggettiva: Alba è un poliedro che non smette di rifrangere la luce" (su Leggere:tutti).





Titolo: IL NUMERO 31328

Autore: ILIAS VENEZIS

Traduzione di: Francesco Colafemmina

Editore: Edizioni Settecolori

Anno: 2022

Pagine: 367


Titolo originale:
Το Νούμερο 31328

Editore greco: Ν. Θεοφανίδη-Σ.Λαμπαδάρη, Μυτιλήνη/Αθήνα

Prima edizione: 1931



Del romanzo di Ilias Vezenis ce ne aveva parlato proprio qui Litò Seizani, nell’attesa e nella speranza di una versione italiana che è arrivata in quel di maggio.


Dalla pagina della casa editrice Settecolori:


31 maggio 2022

Il posto della memoria

"Quando un tempo il mondo ancora non esisteva, c’era solo cielo. Aria e cielo.

Le uniche creature viventi erano gli uccelli, migliaia, milioni, miliardi di uccelli che popolavano il firmamento con il loro incessante volo.


Più antiche di Crono, dei Titani e della Terra, 

gli uccelli giravano nell’aria, il loro frullio e il loro canto riempivano il cielo di suoni assordanti. Suoni di miliardi di uccelli ovunque.


Tra queste creature c’era un’allodola che un giorno perse suo padre. 


All’alata creatura si pose un grave problema: non c’era suolo per seppellirne il corpo, perché il mondo ancora non esisteva. 


L’allodola disperata pensò e ripensò, 

finché trovò la soluzione, seppellì il padre nella parte posteriore della sua testa. 


Quello fu il principio della memoria.


Prima di allora nessuno poteva ricordare nulla. Le creature volavano in cerchio. 

Di continuo volavano in un enorme cerchio."





Questa è un'antica storia che si ispira tanto a “Uccelli” di Aristofane – il quale, a sua volta, si ispirò a una favola di Esopo, mai giunta ai giorni nostri – quanto a “The Beginning Of Memory”, brano dell’eclettica Laurie Anderson.


A cura di Viviana Sebastio, testo e voce, e di Federica Reale, illustratrice.


24 gennaio 2022

I limiti della violenza - Ilias Venezis



Titolo:
Matricola 31328

Autore: Ilias Venezis

Traduzione di: in cerca di editore

Genere: romanzo 


Titolo originale: 
Το νούμερο 31328

Editore greco: ΕΣΤΙΑ-ESTIA





Lito Seizani ci offre la sua colta lettura di traduttrice e poetessa del romanzo Matricola 31328 (che credo sia ancora inedito in Italia), attraverso il quale l'autore, Ilias Venezis, rievoca i tragici eventi che travolsero l'Asia Minore nel 1922. 


 

Matricola 31328 di Ilias Venezis è un libro che leggevo da adolescente. In quegli anni ho letto tutti gli altri libri dello stesso autore che appartenevano alla cosiddetta "Generazione degli anni Trenta" greca. Furono pubblicati in piccoli volumi con copertina rigida dalla casa editrice Hestia e sono dei capolavori. Si possono ancora trovare nelle librerie.

Ho trovato il coraggio di ricominciare a leggere Matricola 31328 qualche giorno fa e, dopo le tre prime pagine, mi sono resa conto che non riuscivo ad andare avanti. All'improvviso mi è tornato in mente tutto ciò che avevo spinto lontano nell'inconscio, in aree desertiche molto simili a quelle descritte da Venezis nel suo libro dove lui stesso e i suoi compagni furono fatti prigionieri, o "schiavi" come dice lui, dai turchi. Costretti a camminare nell’entroterra del Paese, camminando per giorni e mesi, per raggiungere i crudeli "Amele taburu" o "Battaglioni di lavoro".

Alla fine, ho deciso di rileggere l'intero libro. Dopotutto mio nonno e suo fratello, giovani ragazzi greci di Smirne a quel tempo, avevano subito la stessa cosa. Finora pensavo che i limiti della violenza fossero stati indagati da Aleksandr Isaevič Solzenitsyn in Una giornata di Ivan Denisovič (Einaudi, 2017, ndr) e da Jung Chang in Cigni selvatici (Longanesi, 2014) e invece no. I limiti della violenza tra gli umani, o meglio di animali selvaggi e feroci su animali indifesi, sono meglio descritti da Venezis.




Non è nelle mie intenzioni scioccare le anime sensibili con i dettagli più violenti e crudeli. Solo un breve e innocuo brano: "Hanno iniziato a darci mezza pagnotta ogni giorno. Ma elemosinavamo qualcosa anche mentre passavamo davanti alle case. Qualcuno ci ha dato qualcosa, altri hanno tirato fuori la lingua e ci hanno preso in giro. Non avevo voglia di mendicare, perché la prima volta che ho allungato la mano, un uomo mi ha picchiato forte e mi ha sputato addosso. Durante i giorni della marcia, non mi importava affatto di ciò. Ma ora è difficile. Con il tempo stiamo riprendendo le nostre abitudini umane. Ma comunque, non importa. Addebitami due centesimi in meno di dignità umana".

Secondo me Matricola 31328 è un libro che ogni greco dovrebbe leggere per non dimenticare la nostra storia e lasciarci coinvolgere di nuovo in nuove avventure.

 

21 dicembre 2021

Feste natalizie e prelibatezze letterarie

 



Siete a corto di idee regalo per il Natale e il tempo stringe?

Vorreste leggere più letteratura neogreca o ampliare i vostri orizzonti letterari guardando verso Oriente?

Eccovi una lista di libri greci, pubblicati in traduzione italiana negli ultimi due anni:





Il racconto di Giasone. Ricordi dal tempo di Chirone (gennaio 2020) 
di Vassilis Vassilikos
Traduzione di Gilda Tentorio
Argo Editrice (Lecce)

"Il racconto di Giasone è l''opera prima (1953) di Vassilis Vassilikòs, forse il più grande prosatore greco vivente, certo il più famoso, grazie anche all'enorme popolarità ottenuta dalla trasposizione cinematografica di Costa-Gavràs del romanzo Z, Anatomia d'un crimine politico. Oggi il gioiello narrativo di Vassilikòs viene finalmente presentato al lettore italiano nell'elegante versione di Gilda Tentorio in tutta la sua intatta freschezza. La rivisitazione di uno dei miti più celebri dell'antichità classica è ancora lo scenario ideale per misurarsi con i drammi della modernità, a partire dalla solitudine dell'uomo contemporaneo, il tutto scandito entro un ritmo scrittorio che fa avvertire i tempi della perfezione".
(Copertina strepitosa grazie ad Alekos Fassianos).


Il libro di Katerina (settembre 2020)
di Auguste Korteau
Traduzione di Michela Corvino
Edizioni Nutrimenti

"Katerina Chorianos nasce a Salonicco il Giovedì Santo del 1953. Cresce in una famiglia nella quale il benessere non manca – una grande casa sul lungomare, scuole private, insegnanti di lingue, sport, gite in automobile, vacanze estive – ma all’ombra di due genitori dall’indole ruvida e ingombrante: da una parte la kyra Irini, insensibile e fredda, “che aveva patito stenti e umiliazioni, vissuta e invecchiata senza conoscere la gioia dell’amore”; dall’altra il padre Minas, severo e irascibile, un uomo “tutto d’un pezzo a cui non potevi estorcere nessuna tenerezza”. Katerina ha due fratelli e una sorella: con Aghis è amore ai limiti della morbosità, con Miron e Kliò è una guerra quotidiana fatta di piccole e grandi crudeltà. E poi, come una spada di Damocle, aleggia sull’intera stirpe dei Chorianos uno spettro: la minaccia oscura della malattia mentale.
Auguste Korteau trasforma sua madre in protagonista e voce narrante di un emozionante romanzo familiare, doloroso ma mai cupo, anzi ironico, spesso sfrontato. E ripercorre così, grazie al racconto vivace e inquieto di “Katerina la pazza”, la storia di una famiglia, di un paese, e soprattutto di una donna capace di straordinari slanci e vittima di fragilità estreme, a cui neanche l’amore sviscerato per il figlio riuscirà a risparmiare la sofferenza di un destino inclemente." Disponibile anche in e-book.

19 dicembre 2021

Natale in poesia



Quest’anno sono piuttosto in ritardo con le mie proposte di lettura da mettere sotto l’albero, o accanto al presepe, o da abbinare a un buon augurio per il nuovo anno

Provvedo subito iniziando da recenti pubblicazioni di poesia – seguendo il loro ordine di uscita in libreria:


Tutte le poesie di Konstandinos Kavafis

A cura di Maria Paola Minucci
Donzelli Editore 

Perché così silenzioso? Interroga il tuo cuore: quando ci allontanavamo dalla Grecia non gioivi anche tu? Perché ingannarsi? – questo non sarebbe degno di un greco. Accettiamo la verità una volta per tutte: siamo Greci anche noi – cos’altro siamo? – ma con amori ed emozioni d’Asia.



Donzelli (2019) pubblica, grazie al lavoro di Paola Maria Minucci, tutte le poesie del poeta alessandrino, comprese quelle fino ad oggi mai pubblicate in italiano. “Alle 154 poesie riconosciute si aggiungono 74 poesie nascoste, per la maggior parte inedite, che Kavafis riteneva di dover conservare ‘segretamente’, ‘testi da non pubblicare ma da conservare’, come lui stesso annotava, e 27 poesie tra le prove poetiche più antiche, che aveva poi rifiutato negli anni successivi. È lo stesso Kavafis a riconoscere a questi testi una grande importanza, quando arriva ad affermare che è solo da ciò che ha rifiutato che sarà possibile conoscerlo davvero.” 


Paola Maria Minucci ha ricevuto, per quest'opera, il Premio "Benno Geiger" dedicato alla traduzione poetica.


La recensione di Roberto Galaverni e l’intervista alla curatrice del volume le trovate >>QUI<<


Bianche macule sopra il bianco di Giannis Ritsos

Traduzione di Maria Caracausi

Edizioni: Torri del Vento



“Fin da piccoli, per colpa di una cattiva educazione o forse soltanto per inconsapevolezza, incorriamo tutti nello stesso grande abbaglio: crediamo di essere noi stessi a scegliere i romanzi o le poesie che leggiamo. E invece non c’è niente di più sbagliato, perché sono sempre le storie, sono i versi, che ci trovano, che conoscono il momento giusto per rivelarsi e farsi leggere.

Pensate, allora, che emozione sarà stata per la neogrecista Maria Caracausi quando un anno fa, durante le sue ricerche d’archivio, le è apparso davanti un plico di poesie di Ghiannis Ritsos, inedite e sconosciute: è saltato fuori come se attendesse proprio quel momento per farsi finalmente leggere. Da lei e - grazie a lei, oggi - da tutti noi. 

Quelle poesie sono state raccolte nella silloge «Bianche macule sopra il bianco», pubblicata a dicembre nella collana Agapanti della casa editrice Torri del Vento, che da due anni raccoglie preziosi testi di scrittori greci contemporanei come «La tentazione della nostalgia» di Titos Patrikios o «L’aureo cocchio» di Nikiforos Vrettakos.

Sono tutti brevi componimenti dell’ultima stagione della vita di Ritsos. Una vita molto travagliata, che lo ha visto perennemente in lotta sia privatamente, contro la malattia, sia pubblicamente, contro le dittature che nel corso del Novecento hanno dilaniato la Grecia [...]”.


Continuate a leggere l'articolo di Mario Marino, con un click >>QUI<<


17 settembre 2021

Una voce sottile dal Dodecaneso

 

Titolo: Una voce sottile


Autore: Marco Di Porto


Editore: Giuntina


Anno: 2020


Pagine: 160




Pochi giorni fa, ho iniziato a leggere "Una voce sottile", romanzo di Marco Di Porto (Giuntina) ambientato nella Rodi degli anni Trenta del Novecento. 

La scrittura limpida, la narrazione fluida mi invogliano a proseguire nella lettura. L'atmosfera gioiosa delle pagine iniziali, l'armonia della vita isolana, non fanno presagire i tragici e dolorosi sconvolgimenti epocali che tuttavia sono fulcro del romanzo.

Dopo essersi dedicato a un'accurata ricerca storica, l'autore ricostruisce e ci restituisce in queste pagine la storia della sua famiglia e di una comunità intera. 

Per avvicinarci alla lettura del romanzo può essere utile leggere (e a fine pagina ascoltare) l'intervista a Marco Di Porto, cura di Michele Lipori (redazione Confronti):

18 agosto 2021

Grecia, patria dell’anima



Titolo: RUMELIA Viaggi nella Grecia del Nord 

Autore: Patrick Leigh Fermor

Traduzione di: Daniele V. Filippi

Editore: Adelphi

Anno: 2021

Pagine: 291 





Di Matteo Nucci


KARDAMILI (Grecia). Nel 1964, sei anni dopo la pubblicazione del meraviglioso Mani. Viaggi nel Peloponneso, Patrick Leigh Fermor, eroe di guerra, avventuriero, scrittore di viaggio, acquistò un terreno davanti al mare di Kardamili, dove la penisola del Mani si affaccia nello Ionio, e vi costruì la casa in cui avrebbe vissuto fino alla morte (novantaseienne nel 2011), tranne i brevi periodi estivi in cui, assieme alla moglie Joan, tornava nei luoghi di origine (Worcestershire). Kardamili non è più il paese isolato dal mondo di cinquant'anni fa, ma mentre cerco le mura di pietra della casa che si intravedono fra gli alberi, il sogno che PLF aveva custodito brilla all'improvviso. La biblioteca dove Paddy, come era chiamato da tutti, lavorava ai suoi libri; i saloni dove con la moglie organizzava meravigliose cene; le vetrate aperte sul mare e in generale il progetto della casa, studiato su Vitruvio e sull'esperienza acquisita nei mille viaggi per la Grecia. Anni e anni che sogno di vedere tutto questo, ma anche stavolta sono costretto a rimandare. Donata al Museo Benaki perché gli studiosi possano trascorrere qui periodi di ricerca, casa Fermor è chiusa per via del Covid e nei dintorni è difficile avere notizie.


PATRICK LEIGH FERMOR NELLA PENISOLA DI MAINA, A SUD DEL PELOPONNESO. VIA PAGINA FACEBOOK @GREECEPHOTOWORSHOPS

Turisti passano ignari, motorini e macchine si affollano nel vialetto che scende verso la spiaggia e mi viene da pensare che anche qui stiano vincendo gli Elleni, per dirla sconsolatamente con le parole di Paddy. Stanno vincendo gli Elleni e non i Romaici. Il che significherebbe che siamo alla fine della vera Grecia. Misteriose parole? Per capire l'entità del malinconico timore da cui vengo preso mentre fra gli olivi di Kardamili sciama il turismo di inizio agosto sarà necessario leggere Rumelia. Viaggi nella Grecia del Nord (Adelphi, pp. 291, euro 20), perla assoluta per gli amanti di Grecia e gran libro di viaggio per chiunque, pubblicato da Paddy nel 1966 e finalmente tradotto in italiano da Daniele V. Filippi per Adelphi.


La prima edizione di Roumeli in greco. Traduzione di Lina Kasdalgi (Kedros Ekd.)

Già il titolo ci spinge sulla strada della scoperta. Romaico infatti è termine collegato strettamente a Rumelia. E Rumelia è, nell'accezione originaria che PLF sceglie di seguire, quell'ampia regione greca settentrionale che va "dal Bosforo al Mar Adriatico e dalla Macedonia al Golfo di Corinto". La Grecia profonda, dunque, in cui Paddy si avventurò innumerevoli volte maturando un amore sconfinato che sentiamo grondare a ogni pagina del libro. Romaico però non è semplicemente l'abitante della Rumelia. Non si capirebbe altrimenti in che senso il Romaico sia diverso dall'Elleno. PLF ci spiega accuratamente, in una delle tante divagazioni storico-letterarie che costituiscono la cifra del suo stile, in che senso si debba intendere l'appellativo. Da quando Costantino fondò una seconda capitale per il tardo Impero romano, i Greci presero a chiamarsi tanto "romei", ossia romani, quanto elleni. Lentamente, però, il termine "elleno" assunse il significato di pagano e tutti i Greci furono detti semplicemente Romei. Alla caduta di Bisanzio, poi, il termine "romeos" fu via via sostituito da "romiòs" e la lingua parlata tutti i giorni venne chiamata "romaico" "per contrasto con l'idioma arcaizzante e letterario della teologia". Infine, con l'indipendenza della Grecia dalla Turchia nel 1921 si ricominciò a usare l'appellativo Elleni, guardando ai fasti dell'antichità.



Il resto dell'articolo lo trovate sul Venerdì, ovvero QUI





19 gennaio 2021

L’Odissea di Nikos Kazantzakis

 


Titolo: Odissea

Autore: Nikos Kazantzakis

Traduzione di: Nicola Crocetti

Editore: Crocetti

Anno: 2020

Pagine: 832


Titolo originale: 
Οδύσεια

Editore greco: Εκδόσεις Καζαντζάκη




La patria mi stava stretta, sentivo oltre le sue rive/altre patrie dagli occhi ridenti, altre anime carnose,/tristezze e gioie di ogni sorta, fratelli e sorelle,/che sedute sulle rive aspettavano il mio ritorno!


L’attendevo da cinquant’anni, per l’esattezza dal 1972, quando in una brumosa giornata di gennaio entrai in una libreria di Londra e acquistai, per tre sterline e mezzo (era il costo di una bistecca con – poche – patatine, allora) una copia dell’edizione americana tradotta da Kimon Friar per Simon and Schuster nel 1958. L’Odissea di Kazantzakis! Lui, universalmente noto per Zorba il greco, ma autore anche dell’Ultima tentazione, di Francesco, della Seconda crocifissione di Cristo, traduttore della Divina Commedia, scrittore infaticabile in prosa e in versi. 


27 dicembre 2020

In viaggio con Aristotele e Kazantzakis

 


Titolo:In viaggio con Aristotele

Autore: Emanuele Apostolidis

Illustrazioni: Elisa Tadiello


Editore: Becco Giallo


Anno: 2020

Pagine: 160

Genere: Graphic novel




Una storia personale e un libro di saggezza, un libro che ci suggerisce di avere cura dei nostri dubbi, delle incertezze, perché é solo così che potremo diventare buoni genitori” dalla prefazione di Riccardo Dal Ferro.


Se avessi scritto la letterina per Babbo Natale ne avrei chiesto una seconda copia – la mia continua a passare di mano in mano in famiglia.

Se voleste mettere un libro nella calza della Befana, questo è uno di quelli che senz’altro vi consiglierei.

Se cercaste una lettura diversa dal solito, su cui tornare anche di tanto in tanto, questo libro sarebbe quello che vi proporrei.


In viaggio con Aristotele è un graphic novel, un romanzo di formazione, un itinerario nella Storia e nel Mito della Grecia, un diario personale, un diario di viaggio.

La sapiente penna di Emanuele Apostolidis e la matita della talentuosa Elisa Tadiello possono accontentare i lettori dai gusti più vari, purché disposti a emozionarsi.


01 dicembre 2020

Musica dalla Grecia in dono

Care lettrici e cari lettori, ho creato una nuova sezione di Leggi la Grecia per invitarvi ad Ascoltare la Grecia insieme a me.


Vi proporrò alcuni tra i musicisti, gli autori e i brani musicali che amo di più. 
Le canzoni qui presenti saranno accompagnate da una mia traduzione in italiano, nel desiderio di poter condividere con voi il piacere del loro ascolto.

Apro le danze con uno dei miei autori e compositori preferiti, se non il mio preferito, ovvero con Thanasis Papakonstantinou.

Seguite il link per l'ascolto e i testi con unCLIC QUI <

Buon ascolto!







27 ottobre 2020

Zorba, un maestro zen a Creta



Titolo: Zorba il greco

Autore: Nikos Kazantzakis

Traduzione di: Nicola Crocetti

Editore: Crocetti

Anno: 2011

Pagine: 320


Titolo originale: 
Βίος και πολιτεία του Αλέξη Ζορμπά




Un maestro zen a Creta

di  Paolo Lagazzi


Tra i frutti del lungo, appassionante lavoro di Nicola Crocetti per portare a conoscenza degli italiani la letteratura greca moderna e contemporanea, uno dei più rilevanti è senza dubbio la recente traduzione dal greco - la prima nella nostra nazione - del romanzo del cretese Nikos Kazantzakis Vita e imprese di Alexis Zorbàs. Questo è il titolo originale del libro apparso ad Atene nel 1946, ma Crocetti ha accettato la consuetudine d’intitolarlo come il celebre film (con Anthony Quinn, Alan Bates e Irene Papas) che Cacoyannis ne ricavò nel 1964, Zorba il greco. Lavorando su un altro fronte, Crocetti si sta anche cimentando con l'impresa di tradurre l'immensa Odissea di Kazantzakis, un poema vasto e complesso come un oceano, del quale possiamo già leggere alcuni superbi, meravigliosi passaggi nel "Meridiano" Mondadori dei poeti greci del Novecento curato dallo stesso Crocetti con Filippomaria Pontani. Sia dal romanzo che da questi brani del poema (senza dimenticare altri testi da tempo tradotti in italiano, in particolare quello da cui Martin Scorsese trasse uno dei suoi film più scabrosi, coraggiosi e intensi, L'ultima tentazione di Cristo), Kazantzakis emerge come uno scrittore di assoluta grandezza, forse il maggiore nel Novecento di lingua greca insieme a Kavafis, Kariotakis e Ritsos. Credo che solo il tempo potrà rendere giustizia all'eccezionalità della sua opera, anche se da più di mezzo secolo riflessi di essa balenano a intermittenza tra gli scenari della critica internazionale (nel 1957, poco prima della sua morte, Kazantzakis perse per un solo voto il premio Nobel, assegnato ad Albert Camus).

la locandina italiana del film diretto da Cacoyannis

31 maggio 2020

C’è qualcosa di strano nell’aria - Atene in lockdown secondo Thomas Tsalapatis

Riflessioni in quarantena del poeta ateniese Thomas Tsalapatis. Buona lettura.


È bello fuori...



Due mesi dopo. Con le uniche
uscite per far la spesa, il giro con il cane o una boccata d’aria con il passeggino. 
Cosa ci resta dentro di tanto dentro? Cammini dal quartiere di Kypseli a piazza Syntagma e ci pensi. Pensi che le tue gambe non sono più abituate alle lunghe distanze e che è la prima volta che guardi così quelle strade arcinote. Con gli occhi rivolti verso l’alto, come quando visiti per la prima volta una città straniera e cerchi di vederla tutta. Ci mancava poco che non uscissi affatto. Oggi anche il tempo è grigio. Dove dirigere la propria rotta in mezzo alla pandemia? E mentre sei irrimediabilmente già fuori pensi a quanto sarà difficile tornare alla normalità e che forse non avrai più tanta voglia di uscire. E ti accorgi che siamo distanti una birra dal nostro precedente io. 
Mentre pensi, senza neanche rendertene conto passi davanti ai tuoi ritrovi preferiti, abbandonati, orfani della tua tenacia nel frequentarli, sono lì in attesa, quasi in agguato. E sotto uno sguardo insonne scopri d’un tratto conoscenti, in piedi dietro le mascherine e ascolti le loro novità riducendo un po’ il distanziamento. «Pensavo di chiamarti», «Come te la passi?», «Tutto bene?». Domande generiche eppure specifiche nella loro vaghezza. Perché tutti, più o meno, viviamo versioni dello stesso tema, e a narrarci è il nostro stesso luogo. «Ci vediamo per una passeggiata all’isola pedonale o da qualche altra parte in periferia?». Sì, vediamoci.