Secondo la tradizione, il 25 marzo del 1821, l’arcivescovo di Patrasso Germanos issò la bandiera greca nel monastero di Agia Lavra, a Kalavryta, dando così inizio alla guerra di indipendenza.
Secondo la tradizione, il 25 marzo del 1821, l’arcivescovo di Patrasso Germanos issò la bandiera greca nel monastero di Agia Lavra, a Kalavryta, dando così inizio alla guerra di indipendenza.

𝘖𝘳𝘦 2.57 𝘢.𝘮. 𝘛𝘳𝘦 𝘤𝘢𝘳𝘳𝘪 𝘢𝘳𝘮𝘢𝘵𝘪 𝘮𝘶𝘰𝘷𝘰𝘯𝘰 𝘪𝘯𝘴𝘪𝘦𝘮𝘦. 𝘐𝘭
𝘱𝘳𝘪𝘮𝘰, 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘦𝘮𝘣𝘳𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘢𝘥𝘰𝘴𝘴𝘢𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘨𝘳𝘢𝘯𝘥𝘦,
𝘢𝘣𝘣𝘢𝘵𝘵𝘦 𝘪𝘭 𝘨𝘳𝘢𝘯𝘥𝘦 𝘤𝘢𝘯𝘤𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘥’𝘪𝘯𝘨𝘳𝘦𝘴𝘴𝘰. 𝘓𝘢 𝘨𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘴𝘪
𝘥𝘪𝘳𝘢𝘥𝘢. 𝘐𝘯 𝘵𝘢𝘭𝘪 𝘤𝘪𝘳𝘤𝘰𝘴𝘵𝘢𝘯𝘻𝘦 𝘴𝘶𝘤𝘤𝘦𝘥𝘦 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘪̀: 𝘰 𝘭𝘢
𝘨𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘴𝘪 𝘥𝘪𝘭𝘦𝘨𝘶𝘢, 𝘰 𝘳𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘦 𝘴𝘪 𝘧𝘢 𝘮𝘢𝘤𝘪𝘶𝘭𝘭𝘢𝘳𝘦. 𝘐 𝘳𝘢𝘨𝘢𝘻𝘻𝘪
𝘤𝘢𝘯𝘵𝘢𝘯𝘰 𝘭'𝘐𝘯𝘯𝘰 𝘕𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦.
Da "Cronaca dei tre giorni”, di Kostula Mitropulu (traduzione di Vincenzo Rotolo, Aiora Libri): una vivida e palpitante testimonianza sulla "rivolta del Politecnico", che segnò l’inizio della caduta della dittatura in Grecia. Era il 17 novembre 1973.
Titolo: Finché la vittima non sarà nostra
Traduzione di: Viviana Sebastio
Editore: Il Saggiatore
Genere: Romanzo
Anno: 2025
Pagine: 272
Il nuovo libro di Dimitris Lyacos, Finché la vittima non sarà nostra, è in libreria da poche settimane e ha già ricevuto importanti riscontri da critica e lettori.
Ne hanno parlato e scritto l’illustre filologo e grecista Filippomaria Pontani su IlSole24ore, l’audace scrittore Vanni Santoni su La Lettura del Corriere della Sera, la poliedrica poeta Toti O’Brien sulla rivista Argo.
Per questa scrittura entomologica e piana, così come per certi scenari distopici, è stato fatto il nome di Cormac McCartney. Ma Lyacos, nel cesello di un lavoro trentennale, apre la porta a Omero e alla mistica cristiana, alle visioni dantesche, a Lacan e a un surrealismo onirico e nero - Filippomaria Pontani su IlSole24ore
“Un mattino nell’ufficio di un pubblicitario molto cool, alla reception di un Paese che marciva di minuto in minuto, con un algoritmo deprimente che ormai gli dice chi sono e chi non sono, inchiodati per sempre a una poltrona di design come disabili con l’ironia costante come unica arma, in un bar con l’implacabile Negroni e la vacua tensione, immersi fino al collo nella broda sociale di merda. Guarda Plaskovìtis, guarda Fusèkis, persino Tsechlentìdis… Guarda Manos. Guarda me. Basta questo: guarda me.ˮ
Vi piacciono i noir?
Titolo: Rebetiko: La canzone greca dei bassifondi
Traduzione di: Viviana Sebastio
Introduzione di: Vinicio Capossela
Editore: Aiora
Genere: musica
Anno: 2024
Pagine: 176
Edizione con testo greco a fronte
la pubblicazione
è corredata di QR CODE
per l’ascolto dei brani.
Dove eravamo rimasti?
Mi sono assentata per un po’ da questo molo e, nel frattempo, sono stati pubblicati non pochi libri provenienti dal nostra amata Grecia. Vediamo di riepilogare.
Iniziamo con la musica e col Rebetiko, ovvero La canzone greca dei bassifondi, edito da Aiora, da me tradotto e con una introduzione del geniale Vinicio Capossela.
“Il rebetiko è un genere di musica popolare urbana, espressione autentica di una cultura che nasce in Grecia nel passaggio dalla vita rurale a quella cittadina, nella prima metà del Novecento. I suoi protagonisti, i cosiddetti rebetes, vivono ai margini, nei porti e nei sobborghi, tra taverne e fumerie, nel disprezzo della «buona società». Cantano la vita dei bassifondi, gli amori, le ingiustizie, l’espatrio, la galera, i sogni infranti, delineando un cosmo dal profondo contenuto umano.
Titolo: Il miele degli angeli
Che conosciate o meno la seducente Atene, eccovi alcune letture che ve la svelaranno attraverso lo sguardo di chi la abita, come Petros Màrkaris e Thomas Tsalapatis, e di chi l’ha visitata e amata in un lontano passato, come Kostantinos Kavafis, o in tempi più recenti come il filelleno Giorgio Ieranò.
"Viaggiare ad Atene con Kavafis è un’esperienza affascinante. Si scopre innanzitutto che il centro della città, nonostante i centodieci anni trascorsi e i cambiamenti anche drammatici avvenuti nella capitale soprattutto dopo l’arrivo del milione e mezzo di profughi dell’Asia Minore, conserva nelle grandi linee la sua fisionomia."
Atene nel metrò, di Petros Markaris, traduzione di Andrea Di Gregorio, La Nave di Teseo (2023) - 288 pagine
Titolo: RUMELIA Viaggi nella Grecia del Nord
Autore: Patrick Leigh Fermor
Traduzione di: Daniele V. Filippi
Editore: Adelphi
Anno: 2021
Pagine: 291
Di Matteo Nucci
KARDAMILI (Grecia). Nel 1964, sei anni dopo la pubblicazione del meraviglioso Mani. Viaggi nel Peloponneso, Patrick Leigh Fermor, eroe di guerra, avventuriero, scrittore di viaggio, acquistò un terreno davanti al mare di Kardamili, dove la penisola del Mani si affaccia nello Ionio, e vi costruì la casa in cui avrebbe vissuto fino alla morte (novantaseienne nel 2011), tranne i brevi periodi estivi in cui, assieme alla moglie Joan, tornava nei luoghi di origine (Worcestershire). Kardamili non è più il paese isolato dal mondo di cinquant'anni fa, ma mentre cerco le mura di pietra della casa che si intravedono fra gli alberi, il sogno che PLF aveva custodito brilla all'improvviso. La biblioteca dove Paddy, come era chiamato da tutti, lavorava ai suoi libri; i saloni dove con la moglie organizzava meravigliose cene; le vetrate aperte sul mare e in generale il progetto della casa, studiato su Vitruvio e sull'esperienza acquisita nei mille viaggi per la Grecia. Anni e anni che sogno di vedere tutto questo, ma anche stavolta sono costretto a rimandare. Donata al Museo Benaki perché gli studiosi possano trascorrere qui periodi di ricerca, casa Fermor è chiusa per via del Covid e nei dintorni è difficile avere notizie.
Oggi, 29 aprile, ricorre il giorno della nascita e della morte di Konstandinos Kavafis (Alessandria d’Egitto 1863-1933).
Le sue poesie sono state tradotte in una pletora di lingue.
Anche in Italia un notevole numero di traduttrici e traduttori, nonché poeti, hanno dato il proprio contributo nel farci conoscere l’opera del poeta alessandrino, a cominciare da Filippo Maria Pontani per All'insegna del Pesce d'Oro (Milano 1956) – edizione con un ricordo di Giuseppe Ungaretti.
Titolo: POENA DAMNI
Autore: Dimitris Lyacos
Traduzione di: Viviana Sebastio
Editore: Il Saggiatore
Anno: 2022
Pagine: 328
Si tratta di un libro drammaticamente vero e frugiferante in tempi di desertificazione della letteratura: un prosimetro (prose e poesia) in tre volumi che ci lascia entrare in una civiltà distopica e ci fa camminare lungo i bordi dell’abisso, dove la totalità, l’intero, il senso di insieme delle cose sono andati perduti. Davanti allo sguardo si affastellano lamiere marcite, tralicci spezzati, pezzi e pezzi di asfalto, materassi sventrati, fosse comuni, ospedali-prigione, città-cimitero, treni lanciati verso il nulla, sentimenti che non riescono più a stare al mondo: l’autore che raccoglie questi frantumi non si perde d’animo e accende i suoi poemi-fiammiferi, gettandoli nelle tenebre assolute. Con quale effetto? Lo decide il lettore, avendo tra le mani i testi-fenice che possono rinascere dalle loro ceneri, se solo se ne comprende la ricchezza. Nelle pagine di Poena Damni le ombre spingono per diventare luce, i recessi dell’inconscio premono per diventare discorso, le maschere mostruose della città distopica bramano il ritorno all’umano, le passioni scaraventate nel sottosuolo reclamano il ritorno in superficie. Dunque un prosimetro dai tratti metafisici, ambientato fra la Zona Morta e l’Esilio, incentrato sulla necessità di restituire un senso agli eventi e alle esistenze individuali e collettive.
Autore: Eleftheria Sapountzi
Traduzione di: Viviana Sebastio
Editore: Ensemble
Anno: 2022
Pagine: 106
Titolo originale: Σε χρόνο αιωνίως ενεστώτα
Editore greco: Αλεξάνδρεια, 2003.
recensione di Nicola Basile
psicologo, psicanalista