29 giugno 2019

Cosa resta della notte di Ersi Sotiropoulos


Traduzione di: Andrea Di Gregorio
Editore: Nottetempo
Anno: 2019
Pagine: 320
Genere: Romanzo
Disponibile anche in e-book

Titolo originale: Τι μένει από τη νύχτα
Editore greco: Πατάκης





«In questo romanzo io spio Kavafis e il lettore spia me che spio Kavafis»



Giugno 1897, Costantino Kavafis compie uno dei rarissimi viaggi che lo portano lontano dalla sua Alessandria d’Egitto.

Kavafis ha trentaquattro anni, compone già poesia ma ancora non ha raggiunto quella maturità artistica che lo farà apprezzare in tutto il mondo. 
Nei suoi tre giorni trascorsi nella Parigi della Belle Époque, nella Parigi del grande fermento artistico e culturale, nella città del Simbolismo, Kavafis, insieme al fratello John, vive nuove esperienze, irrequieto e immerso in questa fervida e mutevole realtà di fine secolo.

Ersi Sotiropoulos immagina quei giorni parigini e mescola elementi di vita reale con altri di pura invenzione, imbastendo una scrittura «corposa, carnale, fisica, con bagliori erotici», come ha opportunamente osservato Mario Fortunato. 


La ricerca del piacere, della bellezza e dell’eros attraversano la narrazione del romanzo, la cui gestazione ha richiesto ben sei anni di ricerche e di scrittura. 
Ma da dove nasce l’idea di questo libro? 
Nel 1984 Ersi Sotiropoulos cura, come addetta culturale all’Ambasciata di Grecia a Roma, una mostra dedicata proprio al poeta alessandrino. Dagli studi che compie per la realizzazione dell’evento, emerge un’assenza di testimonianze e di informazioni su quel viaggio a Parigi
Tempo dopo, l'autrice riceve l’incarico per la sceneggiatura di un documentario francese dedicato sempre a Kavafis e, ancora una volta, torna la domanda: «Cosa è successo durante quel viaggio parigino, quando Kavafis non era ancora Kavafis?». 

Il quesito riecheggia nel tempo, smuovendo anche riflessioni su quale sia il nostro immaginario su Kavafis, ai più noto come uomo già vecchio e distaccato. Come è stato, dunque, egli da giovane? E quanto l’esperienza parigina ha inciso sulla sua arte?
Secondo Sotiropoulos, è proprio in seguito a questo viaggio che dall’aspirante poeta nasce il grande versificatore che tutt’ora amiamo. Così, attraverso le pagine dell’autrice greca, seguiamo Kavafis tra le strade di Parigi; avvertiamo le inquietudini del giovane Costantino che cerca conferme della sua arte nelle parole dell’autorevole poeta Jean Moréas, e la sua curiosità nel frequentare l’Arca, «un tempo casa di un grande latifondista, ora frequentata da artisti, politici, aristocratici ma anche da giovani cocchieri dalle braccia muscolose... Quanto di più sublime e di sordido, si poteva gustare lì». 
Nella biofiction il poeta alessandrino vive anche una passione travolgente e carnale con un ballerino russo. I loro incontri mi hanno riportato alla mente alcune poesie erotiche di Kavafis, versi palpitanti che infiammano l'animo:


Pure, l'amore che volevi l'avevo io da darti;
l'amore che volevo - lo dissero i tuoi occhi
sciupati e diffidenti - l'avevi tu da darmi.
Si sentirono, si cercarono i nostri corpi;
pelle e sangue compresero.

Ma ci nascondemmo, tutti e due sconvolti.*
  

In quegli anni, Kavafis plasma la sua poesia e tra le pagine del romanzo rintracciamo rimandi letterari a noti versi del poeta. Si ritrova l’eco di La città, poesia dedicata ad Alessandria d’Egitto, per Kavafis “intima ed ineliminabile condizione dello spirito” (Sangiglio).


Dicesti: «Andrò in un'altra terra, su un altro mare.
Ci sarà una città meglio di questa.
Ogni mio sforzo è una condanna scritta;
e il mio cuore è sepolto come un morto.
In questo marasma quanto durerà la mente?
Ovunque giro l'occhio, ovunque guardo
vedo le nere macerie della mia vita, qui
dove tanti anni ho trascorso, distrutto e rovinato».
Non troverai nuove terre, non troverai altri mari.
Ti verrà dietro la città. Per le stesse strade
girerai. Negli stessi quartieri invecchierai;
e in queste stesse case imbiancherai.
Finirai sempre in questa città. Verso altri luoghi – non sperare –
non c'è nave per te, non c'è altra via.
Come hai distrutto la tua vita qui
in questo cantuccio, nel mondo intero l'hai perduta.*

Scorgiamo Muri, Un vecchio e Mezz’ora, poesia che ha fatto scoccare quella scintilla decisiva che ha convinto la scrittrice ad avventurarsi in questo romanzo. 
Ecco i versi a cui lei stessa fa riferimento:

...Ma noi dediti all’Arte
con la tensione della mente a volte – e, ovvio,
solo per breve tempo – creiamo una voluttà
che sembra quasi materiale...*

Kavafis era molto meticoloso nella ricerca della parola più appropriata e lavorava sui suoi versi in modo estenuante, al fine di raggiungere la perfezione. Quando si rendeva conto di non aver indovinato il termine più giusto per un suo componimento già in circolazione tra amici e conoscenti, con meticolosità recuperava tutte le versioni distribuite, per poi restituirle revisionate.
Con altrettanta cura e scrupolosità Ersi Sotiropoulos ha portato avanti la stesura di questo manoscritto che le è valso il Prix Méditerranée Étranger 2017 – premio assegnato ad autori non francesi del Mediterraneo.


*Da Le poesie, traduzione di Nicola Crocetti, Einaudi 2015.


Buona lettura!














L'originale è infedele alla traduzione.






Jorge Luis Borges



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